CLAUDIA RAZA – Arcani di Pietra.

CLAUDIA RAZA – Arcani di Pietra

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Deus sive Natura

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Su Baruch Spinoza, Albert Einstein disse: “Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell’armonia di tutto ciò che esiste”.

Il fenomeno psicologico noto come “effetto di Natura” o “effetto di esposizione alla Natura”, che riguarda la reazione favorevole che l’esposizione a immagini della Natura può avere sul benessere emotivo e cognitivo delle persone, è ampiamente studiato nella psicologia positiva, com’anche, in quella ambientale. L’immersione contemplativa nell’estetica della Natura, tramite la fruizione di paesaggi iconici, boschi ancestrali e vasti mari, si erge non solo come un balsamo per l’animo, ma altresì come un potente catalizzatore per l’elevazione dell’essere interiore. In tal contesto, l’osservazione delle Pietre del Carso, con la loro maestosa imponenza e la storia millenaria impressa nelle forme scolpite dalla Natura stessa, si profila come un’esperienza che non solo risolleva lo spirito, ma ravviva anche la concentrazione, orientandola verso la ricerca e la comprensione del Sé più profondo, per chi ha questa particolare sensibilità. Claudia Raza inizia una sperimentazione artistica partendo proprio da ciò che l’ha sempre affascinata, dapprima nelle valli del Natisone e poi nel suggestivo paesaggio del Carso. Da questa ricerca, protrattasi per quattro decadi, emergono scoperte e curiose sperimentazioni. L’indagine sulla connessione tra l’artista e l’ambiente naturale sottolinea così quanto il processo creativo possa essere influenzato dalla mente eclettica e sognante dell’artista stessa. Oltre ciò questa ricerca mette in luce anche una personale esperienza meditativa, in cui la Raza, nella fattispecie, si sintonizza con la saggezza e la bellezza intrinseca della Natura, alla ricerca di immagini ancestrali e mitiche celate nell’elemento prescelto: LE PIETRE. Attraverso questa pratica di introspezione creativa, ella scopre non solo le forme e le texture delle pietre, ma anche le storie e i simboli che esse portano con sé. La ricerca della “pietra giusta” si trasforma in un’azione di ricerca spirituale e artistica, in cui lei si fonde armoniosamente con il paesaggio naturale, assumendo l’essenza stessa della Natura. In questo viaggio, l’artista abbraccia profondamente le voci ancestrali della Terra, lasciandosi guidare dalla loro saggezza millenaria. Queste voci si trasformano poi in nuove narrazioni attraverso l’arte visiva, avvolte in una modalità criptica e enigmatica, simile a un rebus, che rivela stratificazioni profonde del Sé e della coscienza umana. In questo contesto, l’arte diviene un’espressione di gratitudine e rispetto verso la natura stessa, oltre che un mezzo per trasmettere emozioni e visioni interiori. Attraverso la ricerca dell’artista ci si apre a una comprensione più profonda della relazione tra l’uomo e l’ambiente, in cui la creatività diviene un ponte per la ri-connessione con l’essenza atavica del pianeta Terra. L’arte così si distingue per una profonda ricerca del dialogo silenzioso tra le pietre e il mondo circostante, un’indagine che rivela un collegamento sottile tra Luce e Ombra e tra quei chiari e scuri che permeano la realtà sensibile. Attraverso un linguaggio pittorico ricco di stratificazioni e interventi tecnici diversificati, l’artista riesce a trasporre l’essenza stessa delle pietre, con i loro contorni e le sfumature mutevoli, in un universo visivo che oscilla tra il tangibile e il surreale. Alla fine ogni pietra, come le cave ritratte, rimandano la figura che l’artista cercava e che magari solo lei vedeva o comprendeva, ma poco importa, perché alla fine ognuno interpreta le forme affinché soddisfino il sentire di un determinato momento o evochino nel nostro passato una personale esperienza. L’elaborazione estetica così si configura con una serie di immagini sospese in un limbo tra il reale e l’immaginario, dove le forme emergono e si dissolvono con la stessa fluidità con cui le rocce si modellano nel tempo. Le pietre assumono sicuramente il ruolo di emblemi di un universo interiore, intriso di sentimenti e suggestioni, mentre le loro forme organiche si fondono con tracce antropomorfe. Le forme delle curiose pietre carsiche, cariche di energia, e le figure umane, si intrecciano in un’interazione continua, simboleggiando l’unità intrinseca tra l’essere umano e il cosmo, invitando a una riflessione profonda sulla coesistenza e sull’interconnessione di tutte le forme di vita sulla terra. Le figure evanescenti che timidamente si evincono dalle opere di Claudia Raza, dopo aver determinato e trasformato l’impulso immaginativo, sono assimilabili a spiriti di luce e sussurrano all’anima segreti antichi, narrando l’indefinibile mistero dell’esistenza stessa. Ogni gesto, depositato sui vari supporti, con maturità e determinazione, lascia trasparire le vibrazioni che emanano, come fosse un sussurro portato dall’universo. I corpi svelati e trasformati in forza da: gessi, pastelli secchi, acrilico e acquerelli, trasmettono la tensione espressiva delle visioni e ne diventano l’epitome della forma materica. La loro delicatezza si fonde con la solidità, creando una fusione armoniosa tra l’effimero e il tangibile. E così, la tela o la carta divengono il palcoscenico delle danze eterne, un’ode alla fragilità e alla potenza insite anche nell’essenza umana. In questo affascinante dipanarsi dell’opera d’arte, si intrecciano concetti di intimi percorsi sull’esistenza e sul percorso della vita e ogni gesto creativo depositato è pensiero e realtà, un’interrogazione sulla natura dell’Esistere. Come filosofi del colore e dell’ombra, ci addentriamo così nel significato di Essere-Umano, avvicinandoci verso i punti più sensibili dell’anima stessa. I colori vengono adagiati sulla tela armoniosamente, altre volte fugaci, o con gesto deciso ed essenziale e creano, per chi sa leggere e Vedere, un intreccio di emozioni e significati nascosti che riassumono l’impeto del momento declinato al profondo sentire dell’artista. Eppure, nell’apparente evanescenza di queste figure immaginate e nate, si cela la forza dell’Eternità. L’opera diviene così un portale verso mondi sconosciuti, dove l’anima può trovare rifugio e nutrimento per il suo inestinguibile desiderio di conoscenza. Le trasparenze che permeano l’opera sono come finestre aperte sull’infinito e ci invitano a scrutare oltre il Velo di Maya e ad esplorare gli abissi dell’esistenza cogliendone la bellezza che si nasconde tra le sue pieghe. In questa poetica visione artistica, si incontrano il sublime e il terreno, l’inesplicabile e il quotidiano, il Vissuto e il Vivendo. Le figure che si manifestano, sono come sospese nell’aria ed invitano alla contemplazione sulla brevità dell’esistenza e sull’ineffabile maestosità intrinseca che bisogna riconoscere ad ogni istante. Siamo così sollecitati ad armonizzarci con esse, ad accogliere l’imprevedibilità che caratterizza il nostro percorso, e a riflettere sul nostro ruolo terreno. Si sviluppa così un’importante galleria che ci sensibilizza, attraverso un’immersione nei misteri dell’Anima naturale, verso un itinerario che solca gli abissi delle sue profondità, dove la pietra si trasmuta in una presenza palpabile, un’entità pulsante di emozioni e arcani.

Raffaella Rita Ferrari

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