CARLA ASQUINI

CRITICA CARLA ASQUINI

NOVEMBRE 2013

 

Carla Asquini nasce a Udine nel 1957. Gli studi artistici perseguiti in America, sotto la guida del maestro ungherese Markos Lajos, la inseriscono immediatamente in una panoramica artistica di alto livello, numerose sono le sue mostre personali e collettive in Italia e all’estero (Francia, Svizzera, Austria, Spagna, Stati Uniti, Cina), conseguendo regolarmente elogi sia dalla critica che da fruitori.  

I temi trattati dall’artista come le tecniche sono vari, anche se la cifra espressiva è ben individuabile e matura grazie al ciclo dedicato ai fiori. La tecnica che caratterizza il ciclo dedicato ai fiori è l’acrilico, ma l’artista stessa contempla e sperimenta anche altre esperienze artistiche come l’uso della resina o oggetti di recupero principalmente per la realizzazione delle sculture. Molteplici sono i soggetti sviluppati dall’Asquini lungo il cammino artistico che dura da più di trent’anni e muovono da argomenti legati al figurativo come: fiori, paesaggi marini, natura marina, galli etc…per poi giungere anche, e con estrema maturità, all’arte informale.

L’intento di Carla attraverso la galleria delle immagini prodotte è quello di dare emozioni e di inserire l’astante all’interno di una natura incontaminata, una sorta di Eden visivo, fatto di purezza, profumi, luci e atto a trasmettere estrema distensione grazie all’armonia del colore e delle forme offerte.  

Il fondo scuro ospitante le silhouette morbide e delicatamente colorate dei fiori funge da accensione emozionale e rimarca ulteriormente la lunga e faticosa ricerca dell’artista sull’importanza della luce, sia sotto il profilo tecnico che di ricerca personale sulla spiritualità. La preferenza accordata ad un tema così difficile da condurre, senza cadere nella banalità o nel già detto e già fatto, cela antichi segreti, e l’Asquini concretizza una sorta di scavo sull’evoluzione per arrivare ad aprirsi ai primordi che, come allusione alla personale esperienza, le spalancano la via per penetrare in profondità il proprio ego, riportando a galla così ed inevitabilmente personali esperienze ed emozioni intimamente vissute.

Altro elemento vitale per capire la puntigliosità e il gran risultato tecnico raggiunto dall’Asquini sono: le velature, la sensazione visiva vellutata e leggera data ai petali dei fiori rappresentati, la carnosità e la pienezza di materia vivente che contraddistingue ogni piccolo particolare nella composizione ragionata ed ottenuta con grande e incriticabile maestria. L’arte dei sensi, si deve definire questa galleria di purezza, congiungendola ad un lampo miracoloso della creazione.   

La tavolozza si riempie di colori monotoni ricercati e accuratamente riprodotti dall’intrinseco cromatismo congenito della natura, accarezzata dalle varie e non bloccabili metamorfosi di luce date dallo scorrere del tempo. Lo stesso scorrere della luce scandisce anche il nostro tempo nella vita terrena e ci sublima verso l’eternità. Qui, occasionalmente, l’uso timido dell’oro, in alcune composizioni, diventa fondate e aggiuntiva chiave di lettura nell’opera dell’Asquini, esso è atto a provare un timido avvicinamento, da parte dell’artista, a Dio. La seduzione della natura, la morbidezza che dona alle sue forme, vengono linguisticamente decrittati sotto la mano esperta dell’artista che raggiunge stilemi e splendori difficilmente riscontrabili nell’attuale panoramica artistica contemporanea. Il fiore in se è uno degli argomenti più difficili da affrontare e riprodurre in pittura, a causa della naturale trasparenza e leggerezza, ed è difficile da tradurre visivamente a causa della pastosità caratteristica del colore prescelto.  I fiori sono un paradigma della condizione umana, un tema che appassionò l’epoca barocca e assunse varie forme dall’interesse di tipo scientifico alla creazione di splendidi giardini.

Attraverso il fiore l’artista esprime segni nuovi, nuovi colori, nuovi modi di concepire lo spazio della tela, nuove pennellate. Nuovi canoni di espressione difficili, veramente difficili da interpretare frutto di una sovrapposizione continua di strati velati di colore e attenta calibratura delle luci e delle ombre, atte a non appesantire la leggerezza, acquosità e la vita interna del petalo ritratto. Il processo creativo così va direttamente dal pensiero alla tavolozza sino ad arrivare alla forma inglobata nella tela come anche nelle sculture avvolte dalla resina. La frangibile vita di ogni singolo fiore ritratto viene così caricata da simbolismi legati all’amore, alla vita, alla sensualità, alla purezza e al rispetto, e più ci addentriamo nel particolare, più ci rendiamo conto di quanto “cuore” l’artista metta in ciò che fa. La pittura vibra e l’anima si sveste e mostra quella miracolosa armonia cromatica insita nel soggetto rappresentato come specchio e menabò mentale di un’artista che dialoga raccogliendo e sfruttando tutti i sensi.

Raffaella Ferrari

Critico d’arte


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